Ultimo saluto al Giappone

Come ultimo giorno in Giappone, ho deciso di salire a Kōyasan, una montagna sacra immersa nel verde, dove il tempo sembra essersi fermato. Qui, più di mille anni fa, il monaco Kōbō Daishi fondò un monastero per praticare i rituali esoterici del Buddhismo Shingon, in un luogo scelto per il suo isolamento e la sua energia spirituale. Secondo la leggenda, non è morto, ma è entrato in uno stato di meditazione eterna per continuare ad aiutare tutti gli esseri viventi. La sua presenza si percepisce ancora, silenziosa e potente, in ogni pietra e radice.

Non a caso Kōyasan è oggi Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Ma al di là dei titoli, è uno di quei posti che parlano direttamente all’anima.

La parte che mi ha toccato di più è stato il sentiero che porta al suo mausoleo, attraverso il cimitero di Okunoin: il più grande del Giappone, con oltre 200.000 tombe. Un fiume di lapidi, statue, lanterne di pietra e piccoli templi si snoda in mezzo a una foresta di cedri secolari, alcuni piantati dai monaci secoli fa per proteggere i defunti. Molti di questi alberi hanno più di 500 anni, alcuni superano il millennio. Camminare lì è come passare in una cattedrale naturale, con i raggi di luce che filtrano tra i rami, il muschio che ricopre ogni superficie, e il suono ovattato dei propri passi su un terreno intriso di storia.

È stato il modo perfetto per concludere questo viaggio: in silenzio, in ascolto, immersa in qualcosa di più grande.

Porto con me la calma di Kōyasan, la sua bellezza nascosta, e la sensazione che alcune cose – come la spiritualità, la memoria, il rispetto per la natura e per chi ci ha preceduto – non abbiano bisogno di parole per essere comprese.

E soprattutto, porto con me la gentilezza delle persone incontrate lungo il cammino. Quelle che hanno offerto un sorriso, un consiglio, una tazza di tè, una caramella,un dolcetto o semplicemente il loro tempo. La loro presenza ha reso questo viaggio ancora più prezioso. Arigatou gozaimashita.

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